Dune

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Dune – Recensione Narrante

Dune ha preferito la qualità alla quantità optando per “poco ma buono”, e ci è pienamente riuscito. Forse addirittura troppo

Attenzione, questa è la versione completa, quindi ci sono anche alcuni spoiler
Recensione Narrante Film Dune
Dune è la trasposizione di un’opera mastodontica resa accessibile sia a chi abbia già letto il romanzo sia a chi si avvicina alla storia per la prima volta. Ma attenzione: anche se è fruibile da chiunque, sicuramente non è per tutti.

La Storia: stiamo parlando del film, non del libro

Prima di tutto voglio specificare che io non ho letto Dune, il romanzo di Frank Herbert da cui è tratto il film, ma lo conosco e, per quanto questa sia la recensione del film e del film soltanto (anche se avessi letto il libro non avrei comunque fatto un paragone continuo fra la trama dell’uno e dell’altro perché secondo me sarebbe inutile), mi sono ovviamente documentata sul libro per quegli aspetti che servono come chiave di lettura di questa trasposizione cinematografica. 

Ah, e poi il ragazzo seduto davanti a me al cinema il romanzo l’aveva letto, quindi lo conterò come ospite speciale per il punto di vista dei lettori che hanno visto il film.

Dune dice poco. Dune dice pochissimo. Partiamo da questo presupposto, e mettiamoci l’anima in pace. 

La storia inizia con la nobile famiglia degli Atreides, con a capo il duca Leto Atreides, a cui l’Imperatore cede il controllo del pianeta Arrakis a svantaggio della precedente famiglia che lo governava, i crudeli e dispotici Harkonnen. 

Il pianeta, che è un gigantesco deserto assolato (da qui “Dune”) popolato da enormi vermi delle sabbie, è l’unica fonte della “spezia”, ovvero la sostanza più preziosa dell’universo che grazie alle sue capacità psicotrope permette il viaggio interstellare, fondamentale per la stabilità dell’Imperium. 

Ovviamente gli Harkonnen non sono per niente felici di questo cambiamento (c’è da dire che se guardate un Harkonnen in faccia risulta abbastanza chiaro che non siano mai felici per nulla. Sono decisamente scorbutici e possibilmente di discendenza demoniaca), e iniziano a sabotare la famiglia degli Atreides in modi sempre più estremi. 

Leto, il figlio Paul e la compagna Jessica si trovano così a dover affrontare le offensive nemiche e a chiedere aiuto anche ai Fremen, i nativi di Arrakis.

La storia fondamentale è questa, e se sembra poco per due ore e mezza di film, effettivamente lo è, ma c’è un valido motivo. 

― Paul Atreides prima di partire per Arrakis

Come il ragazzo al cinema, che mi appariva davanti come una capoccia controluce mentre proferiva sentenze profetiche sul film (un moderno Mimir tutto sommato), molti spettatori che hanno letto il romanzo si potrebbero trovare in un limbo fra il “Hanno tagliato un sacco di parti rispetto al libro” e il “Sono passate due ore di film e siamo a un terzo del libro”. 

Questo perché Dune è un romanzo denso, dettagliato, quasi “specialistico”, e il film ne copre solo la prima metà, semplificandola con un intreccio chiaro;

attenzione, non “spoglio”, chiaro, che permette di godersi il film guardandosi solo il film, senza bisogno di integrare con il libro: ha un ritmo lento e pochi avvenimenti che sono comunque ben spiegati, sintesi di una storia complessa resa accessibile a tutti.

La trama di Dune funziona nella sua chiarezza, nei pochi episodi che sono ben resi e in cui quello che non si capisce è così perché non si deve capire, e sarà svelato più avanti, anche se il film delega troppo al “lo racconteremo più avanti. Con calma. Con molta calma”. 

Infatti c’è un fattore fondamentale che spicca subito in Dune: dipende completamente dal sequel. 

Il film così com’è è molto bello, ma molto incompleto. Introduce tanti argomenti che non vengono spiegati, lasciando intuire che verranno trattati in una “Parte Due”. 

Si percepisce particolarmente nel finale, in cui introducono finalmente i Fremen (che hanno annunciato per le ultime due ore di film) per soli venti minuti, e poi basta. 

“To be continued” con musichetta e poi titoli di coda. 

È come se avessero pubblicato la prima stagione completa di una serie tv e insieme il primo episodio della seconda, introducendo in 10 minuti un argomento che occuperà due ore nel prossimo film, lasciando a questo un finale troncato. 

In ogni caso, abbandonato il pregiudizio logoro de “il libro è meglio” e accettata la realtà che il libro è il libro e il film è il film, tutti possono seguire con piacere la storia, che si tratti di primi spettatori o novelli Mimir indispettiti per l’oltraggio alle loro conoscenze Arrakiane.

I Personaggi: affascinanti (molti sia dentro che fuori)

Partiamo con l’essere onesti gli uni con gli altri, ma soprattutto con noi stessi: c’è chi è andato a vedere Dune per Oscar Isaac, chi per Zendaya, chi per Timothée Chalamet, chi per Jason Momoa, chi per tutti loro e chi mente. 

Dune ha un cast talmente eccezionale che, in un modo o nell’altro, l’imponente figura degli attori (ci sono anche Rebecca Ferguson, Stellan Skarsgård e Javier Bardem fra gli altri) va a influenzare le aspettative del pubblico sui personaggi che andranno a interpretare, ma in questo caso il film se la cava molto bene.

La maggior parte dei protagonisti non è particolarmente sfaccettata o complessa, sono anzi molto tipici, ma questo non vuole assolutamente dire che sono piatti. 

Per esempio Leto Atreides è il classico personaggio valoroso, leale e con un forte senso dell’onore, tanto che accetta l’incarico dell’imperatore su Arrakis pur sapendo che si tratta di una trappola, e arriva a uccidersi pur di ferire il barone Harkonnen e permettere alla sua famiglia di mettersi in fuga;

il barone Harkonnen è l’antagonista viscido (molto, anzi troppo letteralmente nel suo caso) che usa metodi subdoli e tirannici pur di mantenere il potere, e Duncan è l’eroe impavido che affronta i Sardaukar da solo per difendere fino all’ultimo Paul e Lady Jessica. 

Questo non vuol dire che siano noiosi e prevedibili, sono piuttosto dei classici ben fatti, anche perché va ricordato che originariamente sono stati scritti nel 1965, e quindi non sono ispirati a personaggi classici, loro sono i personaggi classici a cui la letteratura e il cinema successivi si sono ispirati.

― Rabban, nipote del barone Harkonnen

È il discorso per cui tante persone (ignoranti) oggi tendono a dire che film come Dune non hanno nulla di particolare o rivoluzionario per il genere, perché si aspettano sempre robot e scienziati moralmente ambigui o perché ne esistono già tante di opere simili;

sì, certo, ma va tenuto a mente che tutta la fantascienza da Dune, Star Wars, Alien e compagnia in poi si è rifatta a questi, e non è il vecchio simile al nuovo, ma il nuovo che è simile al vecchio. 

I personaggi nel film sono comunque ben caratterizzati e raccontati, e nonostante la loro veneranda età sono dinamici, freschi e brillanti, e riescono a vivere all’altezza delle aspettative che li circondano, dati i loro interpreti. 

Mi è dispiaciuto che non venissero approfonditi un po’ di più i Fremen e le Bene Gesserit, in particolare queste ultime vengono accennate ma restano molto nell’ombra, senza che si capisca bene chi sono e cosa possono fare, mentre il personaggio di Chani mi ha dato un po’ l’impressione di esser stato pompato più di quanto effettivamente servisse sia prima dell’uscita del film sia durante il film stesso.

Certo, sicuramente perché sarà un personaggio molto importante nella parte due, ma ho come il presentimento che sia stato anche perché la sua interprete, Zendaya, avrebbe attirato molti spettatori, magari anche fra quelli che normalmente non sarebbero stati particolarmente attirati da Dune. 

Voglio dire, ha funzionato, con un cast simile hanno rischiato di fare promesse pompatissime e creare aspettative pericolose, ma hanno gestito molto bene i personaggi, quindi niente crollo disastroso. 

Abbiamo un po’ tutti giudicato il libro dalla sua bellissima copertina, o meglio il film dalla sua bellissima locandina, ma il contenuto non ha deluso.

La Narrazione: un’immersione totale che vi farà sentire su Arrakis. Preparatevi, fa caldo

Dune è un film lento, inutile girarci intorno. 

Attenzione però, questo non è né un pregio né un difetto, dipende interamente dai vostri gusti personali; a me i film lenti non dispiacciono, anzi in molti casi li apprezzo, ma se non sono il vostro genere allora Dune non fa per voi

Proprio per questo non è un film di fantascienza adatto a tutti, anche se siete dei fan del genere. 

Dune infatti, pur essendo un film sci-fi a tutti gli effetti, riesce con la sua narrazione ad “incantare” lo spettatore, trasportandolo completamente nella calda, caldissima realtà della storia.

Grazie alle regole chiare e specifiche dell’universo in cui si ambienta sembra quasi una storia vera che parla di popoli con le loro usanze, istituzioni, lingue e credenze, trasportandoti in questo mondo arabeggiante in cui sembra di sentire veramente il caldo del deserto, il sollievo dell’ombra, la sabbia che ti circonda, i canti di Arrakis, la diffidenza dei Fremen. 

Se il film migliore da vedere in pieno agosto è Revenant, che con tutto quel ghiaccio e quella neve vi farà sentire quasi un brivido di freddo anche se ci sono 40 gradi, Dune è il film perfetto per l’inverno: per due ore e mezza rischierete di patire il caldo.

Nella storia Paul è continuamente tormentato da placide visioni desertiche, che infestano la sua mente e lo schermo con quella lentezza allucinogena tipica dei sogni, e il film, con il sole e la calura estrema di cui parla e il suo ritmo lento, riesce a portare lo spettatore in una specie di trance proprio come il protagonista, che ben si accompagna a queste languide visioni. 

Sì, sto parlando di quella sensazione di “sto rincojionito dal caldo”, ma questo mi sembrava un modo più poetico di descrivere la situazione.

― La calda sabbia di Arrakis che contiene la preziosissima spezia

Queste visioni sono però uno dei punti deboli del film, perché ripetono le stesse immagini in continuazione, per tutto il film; alla quinta volta in mezz’ora che inquadrano un pugnale nella sabbia senza spiegarti nient’altro effettivamente inizia a essere un po’ snervante. 

Purtroppo è una situazione che accade continuamente per tutto il film, con le stesse tre o quattro visioni che si ripetono spezzettate per tutta la durata della storia fra una scena e l’altra, senza che vengano mai ben spiegate e, in alcuni casi come quelle con Chani, senza che poi succeda effettivamente nulla legato a quella visione. 

Solo la storia del pugnale si avvera, ma in realtà non è molto chiaro il collegamento, appare in pochissime scene e ha un ruolo meno rilevante rispetto alle aspettative gonfiatissime con cui ti illudono le visioni. 

La narrazione lenta assorbe completamente il pubblico, trasportandolo in questo mondo in cui si è piacevolmente storditi fra il realismo e l’allucinazione, anche se spesso quest’ultima è solo un’eterna introduzione a una storia che non viene raccontata, e che se viene raccontata delude. 

E contando il clima, “delusione cocente” è l’espressione più adatta.

Conclusioni e Voto

Un fattore importante da tenere in considerazione è la fattibilità di una trasposizione letterale di un’opera come quella di Herbert (o altri casi come Il Signore degli Anelli): non è pensabile rendere un romanzo di 700 pagine parola per parola, e chiunque se lo aspetti non ha capito come funzionano un paio di cose nel mondo. 

Dire una parola è più veloce che scriverla, proprio come leggere la descrizione di un combattimento è più veloce del metterlo in pratica.

Dune è un film molto lento che non fa per tutti, perché dice poco e lo dice lentamente, però lo dice bene, riuscendo a vivere all’altezza delle aspettative che ci presenta. 

Certo, ha un finale tronco e Zendaya sembra nel mezzo delle riprese di una pubblicità di profumi nel deserto, ma alla fine è un film solido e ben gestito che, piccola nota personale, grazie al suo comparto audio e video incredibile restituisce al cinema il suo scopo, il suo splendore originale. 

Non è un film da guardarsi sullo schermo di un computer, di un televisore o simili. 

No, si merita molto di più.

Voto: 8 su 10

Obiettivo stabilito e centrato

La storia sfrutta pienamente il suo potenziale, e all’inizio dell’intreccio non dà delle aspettative altissime che poi, nel proseguire della narrazione, non riesce a rispettare. 

Chi segue questa storia otterrà esattamente quello che cercava.

Trailer Ufficiale

Author

Cicala

Terza generazione in una famiglia di appassionati di cinema, figlia di un accanito lettore di fumetti che mi ha fatto giocare ad Halo ancor prima di insegnarmi a camminare, non avevo speranze. Leggo, gioco, vado al cinema e scrivo, poi se capita dormo. Lancio le mie opinioni nel vuoto di internet che tanto c’è di peggio in giro.

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