Corpi Alchemici

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Corpi Alchemici – Recensione Narrante

Corpi Alchemici è come un’opera lirica in cui non capite una parola di quello che sta dicendo, anche se in teoria dovreste. Però ascoltatela, perché ne vale davvero la pena.

Questa è la recensione completa, ma non ha spoiler sul fumetto. Andate in pace

Corpi Alchemici è un’opera irrequieta e che soffre, il ritmo è lento, e le riflessioni pesanti, ma ha anche dei difetti. Forse “fumetto” non è il termine adatto per descriverla, è più un’esperienza da leggere, un pensiero e un sentimento illustrato.

La Storia: non l’ho capita (forse)

Meglio ancora, la storia di Corpi Alchemici non ho capito se l’ho capita. Adesso spiego, ve lo giuro. 

A grandi linee la racconta di tre ragazzi che, nel passato, erano stati in momenti diversi fidanzati, ma non era finita bene per nessuna coppia.

All’inizio ero estremamente confusa sulla relazione fra i tre, ma grazie ad attenti studi filologici ho capito: dopo che Camille e Sarah si erano lasciate, Camille aveva incontrato Aniss e i due si erano fidanzati finché la ragazza non era scappata, spaventata dal comportamento del fidanzato; 

ma anche Aniss e Sarah erano stati insieme, anche se non ho capito quando rispetto alle loro relazioni con Camille, finché il primo non era sparito senza dire nulla alla ragazza. 

Poi, anni dopo, Aniss e Sarah ricevono una misteriosa lettera da Camille e per ragioni diverse decidono di raggiungerla, ma il loro vecchio amore ha notizie diverse da quelle che si aspettavano.

Sta affrontando il percorso del cambio di genere e, soprattutto, ha bisogno del loro aiuto per rivoluzionare l’umanità. Sai, quei divertenti progettini estivi di gruppo. 

In una meravigliosa villa della campagna italiana i due, dopo molti dubbi, accettano di aiutare Camille, e poi succedono… cose?

Partiamo dal presupposto che a me piacciono molto quelle storie vaghe, confuse e volutamente non definite, ad esempio adoro Evangelion che è un pezzo del cuore mio; conosco e sento anche molte persone per cui i finali aperti sono l’anticristo narrativo, ma a me personalmente piacciono da morire pure quelli, se sono fatti bene. 

Tutto questo per dire che per quanto riguarda le critiche a Corpi Alchemici non ci sono antipatie pregresse su questo tipo di storie, anzi.

A me quello che ha turbato è stata la costante sensazione che l’intreccio fosse stato pensato per essere un po’ più comprensibile di quello che è effettivamente

Ho capito che decidono di diventare da tre individui un essere unico e perfetto in cui ogni mancanza di un individuo è colmata da uno degli altri due, ma molti altri punti della storia mi sono risultati molto oscuri, e non a livello di significato metaforico quanto nell’intreccio vero e proprio.

Non è chiaro se i fatti che vengono raccontato siano successi effettivamente, compresi gli eventi mistici e sovrannaturali, o se vadano interpretati dal lettore come simboli di qualcos’altro, questo genere di dubbi. 

La storia però nei punti di voluta ambiguità riesce e riesce bene, come nel finale in cui è difficile dire se ci si trova di fronte a un miracolo o a un orrore, stupore e repulsione amalgamati e armoniosamente caotici insieme.

A proposito di orrore e repulsione, questa non è né un punto a favore né contro, ma dalle premesse mi aspettavo che la storia fosse molto più scabrosa e a tratti morbosa, invece non lo è più di tanto. 

Da questo punto di vista il fumetto osa molto meno di quello che ci si potrebbe aspettare. A me personalmente sarebbe piaciuto se avesse sviluppato un po’ di più quest’aspetto perché sembra quasi che si trattenga, però non è una grave mancanza.

In ogni caso, Corpi Alchemici di base non è assolutamente una storia di facile comprensione, ma l’obiettivo è quello. Credo? 

I Personaggi: il triste, il solo e l’arrabbiato

I personaggi di Corpi Alchemici hanno una caratteristica che svetta sopra tutte le altre: sono molto umani, così umani che potreste riconoscerci per alcuni aspetti delle persone che conoscete veramente, o potreste riconoscerci voi stessi. Ma speriamo di no, perché nessuno di loro se la cava proprio bene.

Uno dei punti fondamentali è che tutti e tre soffrono profondamente, anche se in modi diversi fra di loro, ma alcuni di loro sono analizzati meglio di altri.

Prendiamo Aniss ad esempio: il fumetto dedica a Sarah molto spazio, più di tutti, a Camille ne dedica di meno ma comunque lo analizza, mentre Aniss lo lascia parecchio indietro, nella parte finale è anche l’unico che non viene visto “da dentro” e sinceramente non ho capito perché.

Sempre secondo questa gerarchia, Sarah è analizzata abbastanza chiaramente e spesso in modo molto diretto, Camille lo è solo in parte ma comunque si ricostruisce facilmente, ma Aniss è affidato al “generico tormento”. 

Va bene, è arrabbiato, tutti d’accordo, ma non si capisce bene perché e per cosa. Forse è come Bruce Banner e il suo segreto è che è sempre arrabbiato, e basta.

Poi Camille, che è in molti frangenti il protagonista principale, resta quasi esterno alla storia fino alla parte finale, ma quando vediamo la sua interiorità con gli occhi di Aniss devo dire che recupera molto spessore, anche se ormai per la maggior parte della storia è rimasto in disparte.

Tutti e tre sono però molto delineati nei loro caratteri, pregi e difetti, e insieme funzionano. Che, beh, è il loro obbiettivo.

I personaggi di Corpi Alchemici sono tristi, sono soli e sono arrabbiati, e non sono quasi mai dei personaggi, ma delle persone. Possono far provare un profondo moto di umanità, nella sua parte migliore come in quella peggiore.

Non è neanche questione che siano dei bei personaggi o meno, è la loro profonda verità il loro merito, le loro personalità che vanno ben oltre la carta. Sono dei personaggi incompleti, in alcuni casi quasi abbozzati, eppure riescono a trasmettere tutto quello che devono dire.

E quello che devono dire è che stanno male, e riescono a urlarcelo molto bene.

La Narrazione: il sogno di una notte di mezza estate

Parto col dirvi una cosa: questo fumetto vale la pena leggerlo anche solo per i disegni. Sono una parte integrante dell’opera che ne arricchisce la narrazione in maniera estremamente raffinata.

Io questo fumetto l’ho comprato girando per i banchetti del Lucca Comics e già la copertina mi aveva convinta, ma poi sfogliandolo le illustrazioni, perché questi non sono disegni, sono illustrazioni, mi hanno completamente rapita nel mondo dell’opera ancora prima che la leggessi.

I tratti e i colori sono davvero espressivi, la voce narrante dell’opera che urla di rabbia, piange per la disperazione, tace nella solitudine e sorride di fronte alla persona amata. 

Anche il linguaggio usato dai personaggi è molto particolare e azzeccato, soprattutto quello di Aniss: è un linguaggio poetico, declinato in modo diverso in base al chi parla, aiutando a creare una narrazione su misura per ognuno di loro; esagerato e passionale per Aniss, sincero e semplice per Sarah, calcolato e intimo per Camille. 

E poi tutto il fumetto è avvolto da quest’aria sognante, sospesa e irrequieta; si riflette sia nei disegni che nei dialoghi che nel ritmo e nelle tecniche della narrazione. Sembra uno di quegli strani sogni che si fanno le notte caldi d’estate quando non si riesce a dormire davvero, e la mente viaggia fra pensieri e stati d’animo senza regole e allucinati.

Il ritmo è generalmente molto lento e la narrazione dilatata, intramezzata da momenti in cui accelerata e diventa concitata e carica di pathos. 

In certi punti questa lentezza può venire a noia, anche perché comunque è un’opera di 240 pagine e il ritmo, soprattutto della parte centrale la appesantisce un po’. A me personalmente non ha dato fastidio, ma capirei se qualcun altro l’avesse percepito in un modo diverso.

Spesso poi i personaggi parlano da soli o commentano quello che avviene agli altri come delle voci fuori campo, il che contribuisce fortemente alla narrazione onirica del fumetto, come se una voce ci spiegasse cosa succede.

La narrazione è in tutto molto adatta, molto in tema con lo spirito della storia e dei personaggi che racconta, e accompagna il lettore aiutandolo a immergersi nelle vicende.

Avete presente quando nei film il protagonista è perso in delle allucinazioni in cui sente una voce che lo guida nelle sue visioni? Ecco, a me ha trasmesso esattamente quella sensazione, ed è molto ben realizzata.

La narrazione è il direttore dell’orchestra di Corpi Alchemici, ha uno stile definito e lo rispetta, e secondo me è la colonna vitale dell’opera che la tiene insieme e le dà identità. Ecco, è il cuore e l’anima del fumetto stesso.

Conclusioni e Voto

Se volete un fumetto semplice, Corpi Alchemici non fa per voi.

Se invece volete un fumetto che vi confonda e vi lasci qualcosa che passerete giorni a chiedervi cos’è, allora fa per voi. 

È un’opera molto molto particolare, con uno stile poetico, vago e riflessivo ben realizzato, ed è anche molto definita, un fumetto che ha ben chiaro chi è e chi vuole essere.

A me personalmente è molto piaciuto ed è una lettura interessante che sicuramente vi consiglio, soprattutto se siete appassionati di quelle storie dai contorni evanescenti e dai personaggi intensi.

Alcuni personaggi hanno delle lacune e la storia ne ha ancora di più, però quello che c’è compensa ampiamente; io me lo sono finito in una lettura unica perché mi aveva completamente rapita.

Che poi, secondo me, Corpi Alchemici non è esattamente un fumetto, è una riflessione disegnata. 

Voto: 7.5 su 10

Interessante, manca solo qualcosina

La storia sfrutta gran parte del suo potenziale ma lascia del buon materiale da parte o inutilizzato tralasciando quelle caratteristiche che la potevano rendere migliore, anche se questo non vuol dire che la loro mancanza peggiori la narrazione.
Poteva essere meglio, ma quello che c’è va già bene.

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No, il link di Amazon non ve lo metto.

Author

Cicala

Terza generazione in una famiglia di appassionati di cinema, figlia di un accanito lettore di fumetti che mi ha fatto giocare ad Halo ancor prima di insegnarmi a camminare, non avevo speranze. Leggo, gioco, vado al cinema e scrivo, poi se capita dormo. Lancio le mie opinioni nel vuoto di internet che tanto c’è di peggio in giro.

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