Altered Carbon

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Altered Carbon – Recensione Narrante

Azione e sparatorie, proprio come ha ordinato il dottore: ma non preoccupatevi se non ci state capendo nulla, è un effetto collaterale comune

Attenzione, questa è la versione completa, quindi ci sono anche alcuni spoiler
Altered Carbon Recensione Narrante
La prima stagione di Altered Carbon ha tutte le carte in regola per essere un’ottima serie di fantascienza con un’estetica cyberpunk niente male e degli elementi interessanti, ma non sempre se le gioca bene.

La Storia: colpi di scena e violenza? Basilare, ma funziona

Altered Carbon si ambienta in un futuro lontano (più o meno il 2300) a Bay City, una versione futuristica di San Francisco che si rifà esplicitamente all’estetica ormai iconica della Los Angeles di Bladerunner.

C’è però una differenza sostanziale fra il cult di Ridley Scott e l’universo di Altered Carbon: le ”pile corticali”. 

L’umanità infatti, grazie all’esplorazione di altri pianeti sparsi per la galassia, è entrata in contatto con le tecnologie, avanzatissime, di un civiltà arcaica detta degli “antichi”, e ha sviluppato queste pile corticali, impiantate chirurgicamente alla base del collo, che permettono di installare e scambiare fra i vari corpi l’Immagazzinamento Digitale Umano (IUD), ovvero la coscienza di una persona, e quindi la “vera morte” avviene solo se la pila viene distrutta.

Essendo comunque una tecnologia costosa, i più ricchi diventano pressoché immortali, e per questo chiamati “Mat” dal quasi millenario Matusalemme della Bibbia, con la possibilità di cloni infiniti in cui scaricare la propria coscienza ancora e ancora e un backup su satellite della pila corticale ogni 48 ore (sarebbe un’ottima aggiunta a Drive, che ne dite? Google Documenti, Google Presentazioni e Google Coscienza). 

Altered Carbon deve quindi molto ai classici della fantascienza (c’è una scena con il carretto dei noodle sotto la pioggia che è pari pari a Bladerunner) e alla fantascienza classica. 

Infatti guardandolo vi sembrerà di averlo già visto, ma in senso positivo; se siete degli appassionati del genere vi sentirete a casa, una gran bella casa: l’estetica è cyberpunk con un tocco di originalità meno “cemento e metallo” data dalle architetture degli antichi, lo squallore delle città sul suolo contrasta con il lusso sfrenato dei quartieri al di sopra delle nuvole in cui vivono i Mat come la distopia comanda, e l’umanità ha colonizzato altri mondi come invece il capitalismo interstellare comanda. 

C’è tutto quello segnato sulla lista “Sci-Fi Must Have”.

― La “Pila Corticale” impiantata fra le vertebre

L’universo narrativo ha però la sua impronta particolare: la novità delle pile corticali e le loro conseguenze, come la completa perdita di valore della propria identità fisica e del proprio corpo, bambini trasferiti in corpi di 50enni se i genitori non possono permettersi di meglio, e il non potersi fidare del fatto che la faccia della persona che stai guardando coincida con la persona con cui stai parlando, danno ad Altered Carbon quel suo sapore distinguibile nel banchetto della fantascienza distopica. 

La storia inizia quindi con il nostro protagonista, Takeshi Kovacs, che, dopo 250 anni di “congelamento”, ovvero con la propria pila corticale scollegata, viene risvegliato in una nuova “custodia”, così vengono chiamati i corpi, perché il potentissimo Mat Laurens Bancroft che ha più di 360 anni (e qui i versi dei Red Hot Chili Peppers “Pay your surgeon very well to break the spell of aging” raggiungono la loro piena realizzazione) lo vuole assumere per risolvere un omicidio, e ha bisogno delle sue abilità uniche. 

Kovacs è infatti l’ultimo sopravvissuto degli Envoys (in italiano lo hanno tradotto come “Spedi”, ma mi rifiuto di usare questa traduzione. Rendere Envoy, inviato, con Spedi è un’atrocità linguistica di cui non voglio fare parte), degli individui addestrati da Quellcrist Falconeer con abilità uniche, ma in realtà mai spiegate (Kovacs ripete ogni tanto dei motti che non vengono però approfonditi). 

Da qui ha inizio una storia avventurosa e concitata: sparatorie, combattimenti all’ultimo sangue, vendette, torturatori psicolabili, corruzione e nudità. 

Sebbene l’intreccio sia indubbiamente avvincente ed elettrizzante (un po’ come quando in Wolfenstein ti danno una mitragliatrice a canne rotanti con munizioni infinite: vuoi solo fare casino, il resto ha poca importanza) a volte la storia si perde un po’ nel dramma quasi da soap.

Con rivelazioni che sembrano esagerate e forzate (quando si scopre che Lizzie era incinta di Bancroft, la scena alla “Takeshi! Io sono tua sorella” e i vari “Pensavi fossi morto? Ah! E invece sono ancora vivo” erano troppo caricati e alcuni anche evitabili), dimentica la sua natura fantascientifica e un po’ noir, dando invece spazio a siparietti talvolta stucchevoli, e questa situazione va accentuandosi con il procedere della storia. 

Altered Carbon è un buon film di azione e distopia che ha tutto il necessario per farvi circolare un po’ di sana adrenalina, anche senza la necessità di una profondità che, quando cerca invece di avvicinare, risulta spesso superficiale e dozzinale.

I Personaggi: e qui arriva il bello (più o meno)

In un universo in cui le menti sono l’unica costante e i corpi sono interscambiabili i personaggi dovrebbero essere il punto forte della serie, giusto? Beh sì, ma in realtà no. 

La maggior parte dei protagonisti di Altered Carbon è ben costruita, ma molti personaggi compaiono per un episodio, spariscono per tre e tornano con 15 minuti solo su di loro, altri compaiono a singhiozzi senza che si capisca il loro ruolo e poi ritornano come pezzi fondamentali del puzzle, solo che ormai non ti ricordi esattamente qual era il loro ruolo (ad esempio Isaac, Abboud o Mary Lou Henchy).

Ed è un peccato, perché tanti sono davvero interessanti: Bancroft è un personaggio sfaccettato e complesso, che va oltre lo stereotipato oligarca immortale il cui ego e narcisismo sono gli unici a superare in quantità il suo patrimonio; nonostante ormai sia più vicino a un dio che a un essere umano (come lui stesso ammette) cerca comunque di rispettare un codice morale che si auto impone, ad esempio quando arriva a spararsi prima del backup dell’IUD in modo da dimenticare i suoi crimini o quando avvisa Kovacs che lui ama sua moglie quasi da venerarla, e che quindi deve starle lontano. 

Anche Miriam Bancroft stessa ha le potenzialità per essere un personaggio più profondo di quanto potrebbe sembrare a prima vista: pur essendo una donna gelida e imperturbabile è disposta a fare di tutto pur di difendere la sua famiglia, e vive questo tormento in cui da una parte ama il marito ma dall’altra ne ha paura, perché conosce i suoi “eccessi” (infatti arriva a proporre a Kovacs di scappare con lei).

― La “custodia” originale del protagonista Takeshi Kovacs

Potrei andare avanti così per quasi ogni personaggio, ad esempio Lizzie viene purtroppo sviluppata poco, e alla fine sembra solo creata per quelle sue due scene nel finale, anche se sarebbe stato davvero interessante approfondire la sua personalità e la sua amicizia con Poe. 

I protagonisti sono invece un’eccezione; Kovacs, Ortega e in parte Reileen sono infatti molto ben caratterizzati e definiti, nulla da dire, ma questo probabilmente perché hanno più scene e un peso maggiore nella storia, e lo spettatore ha quindi più tempo e più possibilità di conoscerli.

Kovacs è complesso e sarebbe difficile e inesatto riassumerlo qui in due righe, Ortega è una detective impulsiva e irascibile che però fa di tutto pur di difendere le persone a cui tiene (vuole aiutare Kovacs e allo stesso tempo Ryker, o almeno la sua custodia) e Reileen è completamente fuori di testa e ossessionata dal fratello, disposta a tutto pur di riaverlo. 

Poi ci sarebbe anche Quell, ma in realtà non viene approfondita, piuttosto appare ogni tanto, che sia come allucinazione di Kovacs o nei flashback, parla un po’ alla Yoda e poi sparisce di nuovo, aspettando un’altra occasione per lanciare qualche enigmatico messaggio profetico (ma niente “May the Force be With You”). 

In definitiva i personaggi non sempre sono all’altezza delle loro potenzialità, ed è un peccato, perché da quello che possiamo vedere di potenzialità ne hanno tante e forse, fossero stati di meno o gestiti meglio, avremmo il ritratto che si meritano, e non una polaroid sbiadita che ci si è stancati di agitare dopo poco che è stata scattata.

La Narrazione: tranquilli, capirete tutto alla fine (ma sarete estremamente confusi fino ad allora)

Ecco, secondo me la narrazione è la vera nota dolente di Altered Carbon: la storia c’è e i personaggi anche, ma spesso vengono raccontati entrambi male. 

Anche se l’intreccio è interessante, è molto complicato e viene raccontato in una maniera ancora più complessa. 

Mettiamola così: se la storia è difficile da capire di suo, il modo in cui viene raccontata la rende impossibile. 

Per i personaggi il problema è simile, visto che vengono frazionati in ruoli iper specifici che poi causano una specie di inflazione in cui sono talmente tanti e talmente particolari che presi da soli perdono valore. 

Ma il fatto dei personaggi non è particolarmente penalizzante nella totalità della storia, mentre la narrazione sì. 

Ci sono dei punti in cui i protagonisti parlano fra di loro con termini “tecnici” quasi si fossero dimenticati di spiegare la situazione allo spettatore, che resta a guardarli in una confusione totale, e alla terza volta che riascolti il dialogo sperando di racimolare qualche informazione in più, raggiungi uno stato di atarassia in cui loro discutono e tu accetti pacificamente il fatto che non hai assolutamente idea di cosa stiano parlando, e che forse non ce l’avrai mai.

― Soldati della C-TAC

Vi piomberanno addosso una serie di fatti e sigle disorientanti, io ad esempio non avevo capito bene cos’era la C-TAC e, dopo aver aspettato per quattro episodi una spiegazione che non è mai arrivata, l’ho cercato su internet (sì, proprio come quando si è bloccati nello stesso livello di un videogioco da tre ore e alla fine si cede con un fatidico “Va bene m’arendo, guardo la soluzione su YouTube, avete vinto voi”).

In altri casi saranno personaggi come Mary Lou Henchy a piombarvi addosso (nel suo caso piombare abbastanza letteralmente) che non capirete proprio come incastrare nel puzzle, e che dovrete ignorare se non volete rischiare la vostra sanità mentale cercando di sciogliere i fili della vicenda intrecciati peggio delle cuffiette in tasca. 

Di tutte le sottotrame quella di Mary Lou Henchy è poi una delle più complesse e peggio gestite insieme a quella di Ryker, perché non dà neanche la possibilità allo spettatore di mettere insieme gli indizi per formulare quantomeno un’ipotesi vaga della situazione, e quindi fino allo spiegone finale non si capisce il collegamento fra Mary Lou Henchy, Ryker e la morte di Bancroft e per quale motivo per risolvere l’omicidio Kovacs debba indagare anche sulla morte della ragazza. 

Ma non preoccupatevi, capirete tutto; certo, dovrete aspettare il finale, ma nell’ultimo episodio troverete risposta ai vostri dubbi. Forse.

Conclusioni e Voto

Altered Carbon secondo me dovrebbe essere sulla lista delle serie da vedere per ogni appassionato di fantascienza: l’azione regna sovrana in questa storia, e finché è lei a comandare potete procedere tranquilli, ma quando i sentimentalismi estremi e i drammi un po’ cliché cercano di spodestarla, la struttura della storia si incrina, senza però crollare del tutto. 

L’intreccio è molto interessante, ma troppo intrecciato, e probabilmente vi ritroverete una volta di troppo a dire “Aah, adesso ho capito” e non in senso positivo, ma più alla “Ma li mortacci vostri nun lo potevate dì prima?”.

Il materiale è buono, sotto certi aspetti anche eccellente, ma non sempre viene usato bene, il che purtroppo crea un prodotto finale un po’ rattoppato in cui si mescolano pezzi ben fatti e pezzi più mediocri, abbassandone la qualità generale e lasciando una serie che, mettendosi l’anima in pace per i difetti secondari, resta certamente godibile ma non memorabile come le premesse iniziali lasciavano sperare

Voto: 6.5 su 10

Piacevole da guardare, ma deludente

La storia sfrutta solo una piccola parte del suo potenziale e non riesce a colpire pienamente nel segno, lasciando un notevole divario fra “ciò che poteva essere” e “ciò che è effettivamente”.

Trailer Ufficiale

Author

Cicala

Terza generazione in una famiglia di appassionati di cinema, figlia di un accanito lettore di fumetti che mi ha fatto giocare ad Halo ancor prima di insegnarmi a camminare, non avevo speranze. Leggo, gioco, vado al cinema e scrivo, poi se capita dormo. Lancio le mie opinioni nel vuoto di internet che tanto c’è di peggio in giro.

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