The Silent Sea

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The Silent Sea
– Recensione Narrante

Un racconto di fantascienza avvincente, ma che spesso ci lascia in sospeso (proprio come nello spazio).
Attenzione, questa è la versione completa, quindi ci sono anche alcuni spoiler
The Silent Sea Recensione Narrante
The Silent Sea, la nuova esclusiva Made in Korea di Netflix, è una storia di fantascienza che si svolge sulla Luna a centinaia di migliaia di kilometri da noi, ma che parla di problemi molto reali, e molto vicini.

La Storia: tante domande interessanti, poche risposte effettive

The Silent Sea parte con una premessa catastrofica ma quotidiana, al punto tale che il suo realismo non stupisce particolarmente: l’umanità è sull’orlo del collasso dopo che le riserve d’acqua mondiali si sono quasi esaurite.

L’oro blu diventa la nuova ricchezza che divide gli uomini, fra chi ha diritto a meno acqua e chi, salendo nella scala del prestigio economico e sociale, ha “diritto” a più litri, dividendo i ricchi sempre più ricchi dai poveri sempre più poveri.

In se è una situazione fantascientifico-distopica già vista in una miriade di altre sfumature: se non è l’acqua è l’elettricità, se non è l’elettricità è il cibo, se non è il cibo è l’aria pulita (Oh, look it’s Aloysous O’Hare! The man who found a way to sell air and became a zillionaire! – lo cantavano anche nel film d’animazione “Lorax”), e così via.

Personalmente il fatto che la base narrativa fosse così poco entusiasmante e fantasiosa è stato, paradossalmente, grande motivo di interesse per questa storia: mi sono detta “Ok, con una premessa del genere o sono riusciti a creare una trama nuova e particolare o sto per guardare l’ennesima storia di capitalismo fantascientifico vista e rivista”.

Devo dire che, già dal secondo episodio, The Silent Sea mi ha convinta che non avrebbe raccontato una storia banale buttandoci in mezzo uno sterile messaggio di rappresentanza contro il cambiamento climatico, ma che avrebbe invece affrontato l’argomento in maniera onesta e interessante, rispettando le caratteristiche della finzione scientifica senza discostarsi però troppo dalla realtà.

Nonostante alcuni alti e bassi nella qualità della storia, la serie riesce a rispettare questo standard per tutta la sua durata.

― Persone in fila per il razionamento dell’acqua

Inizia infatti con l’ASA, che è la fittizia agenzia spaziale coreana della serie, che seleziona alcuni individui per andare sulla stazione lunare Balhae, abbandonata dopo una fuga radioattiva che ha ucciso tutto il personale, per recuperare dei misteriosi campioni su cui tuttavia non dà nessuna informazione all’equipaggio.

Qui però viene data una spiegazione plausibile sul perché i membri di questa missione accettino di partire, senza lasciare le loro motivazioni vaghe e in sospeso (della serie “Perché i personaggi decidono di partire?” “Perché altrimenti la storia non andrebbe avanti, semplice”).

Da qui in poi la storia si ambienterà sulla stazione lunare, riuscendo a sviluppare un intreccio che mi ha fatto davvero dire “Eh però tocca vedersene un altro adesso, devo sapere come va avanti” alla fine di ogni episodio, e fatevelo dire, ne vale la pena.

Solo la parte finale della storia, giusto gli ultimi venti minuti, ha a mio parere un calo di qualità, diventando caotica e mal spiegata, con un paio di punti in cui ho dovuto riguardare la stessa scena più volte accompagnata da un “No aspetta famme rivedè ‘sti dieci secondi per la terza volta che n’ho capito” con tanto di espressione confusa.

Per il resto riesce a evitare molti banalismi e temi tipici del genere che ormai sono stati quasi completamente prosciugati (un racconto ambientato sulla Luna che non ricorre agli alieni o a pistole laser sembra, è il caso di dirlo, fantascienza).

Crea sì un dramma con cloni, sostanze immaginarie ed esperimenti, ma si attiene a quello che, probabilmente, succederebbe davvero in una situazione simile, con il governo che insabbia situazioni scomode e ricerca il guadagno economico e politico anche in circostanze apocalittiche come quelle della serie.

D’altronde spesso la realtà riesce a raggiungere dei livelli di assurdità a cui nessun’opera di fantasia si è mai neanche avvicinata, no?

I Personaggi: molti, tanti, troppi

Avete presente quelle storie in cui succede un evento tragico e rimane un solo sopravvissuto che se la deve cavare per tutto il film? Ecco, The Silent Sea non è così, ma ci sono stati dei momenti in cui avrei preferito che lo fosse.

Il motivo è semplice: ci sono un sacco di personaggi.

Per precisare già l’equipaggio è composto da 11 persone, ma ci sono anche personaggi secondari o che compaiono più tardi.

Quando ho visto quante persone c’erano a bordo dello shuttle, pieno come un pullman scolastico all’ora di punta, il mio primo pensiero è stato “E mo’ tutti questi chi sono?”, mentre il secondo è stato “Non mi ricorderò mai tutti voi chi siete e che cosa dovete fare”.

Ecco, questo è stato per me uno degli aspetti più problematici della serie: ti buttano addosso una serie di personaggi senza spiegarti assolutamente chi siano.

Di alcuni non ti dicono neanche il nome, due si chiamano letteralmente E1 ed E2 (“Per cosa sta quella E?” chiederete voi, “Non l’ho ancora capito” vi risponderò io), mentre di altri dicono il nome due volte in tutta la serie e di altri ancora non specificano esattamente il ruolo.

― Alcuni membri dell’equipaggio prima della partenza

I primi tre episodi li ho passati cercando di ricostruire chi era chi, basandomi su spezzoni di discorsi in cui si accennava che quello era un ingegnere piuttosto che uno scienziato, ma a serie finita ho ancora dei dubbi su chi fossero esattamente un paio di persone.

Lo ammetto, ho anche pensato “Beh, è un dramma ambientato su una base lunare abbandonata. La maggior parte di loro morirà nei primi quattro episodi probabilmente, allora avrò meno personaggi da ricordare.”

In ogni caso, i personaggi principali sono molto ben caratterizzati: sono realistici e coerenti con loro stessi, non sono maschere superficiali con motivazioni dimenticabili.

Sono esseri umani, e si comportano come tali.

In più occasioni hanno delle reazioni vere, profonde, come quando la Dottoressa Hong trova il cadavere di E2 ed è sconvolta, si mette anche a piangere, mentre il capitano Han, che è un militare, è turbato per l’omicidio ma non per la vista di un cadavere a cui hanno sparato.

Si vede soprattutto quando il tenente Ryoo si sente in colpa per le sue azioni e le persone che ha ucciso perché non è un killer a sangue freddo (si vede in particolare quando uccide Kim Sun e lo guarda mentre affoga per l’acqua lunare).

Sono personaggi, ma anche persone.

La Narrazione: lineare e coinvolgente (con un leggero sentore di Alien)

Per tutti e otto gli episodi la narrazione riesce a mantenere un ritmo stabile e coinvolgente, evitando picchi di suspense seguiti da un declino di sono-passati-40-minuti-e-non-è-successo-assolutamente-nulla, senza ricorrere a stratagemmi narrativi di basso livello per tenere lo spettatore sulle spine promettendo un colpo di scena che poi non arriva.

Ovviamente non mancano i riferimenti ad Alien, come quando l’equipaggio striscia nei condotti claustrofobici alla ricerca dell’intruso, la ragazzina superstite nascosta nella base o il radar che segnala con quegli iconici pallini verdi un nemico nascosto che scorrazza per la base.

Ma d’altronde penso che per qualsiasi opera di fantascienza uscita dopo il ‘79 sia quasi d’obbligo citare il film cult di Ridley Scott, ma le similitudini finiscono qui, e per il resto The Silent Sea racconta la sua storia senza prendere troppo in prestito da altri.

Onorevole il fatto che risponda in maniera soddisfacente alle domande importanti della storia, ad esempio spiegando il motivo dell’insabbiamento governativo sui fatti accaduti nella stazione Balhae o il motivo per cui all’equipaggio non erano state date informazioni complete sulla missione prima che atterrasse sul suolo lunare.

Per il resto, la serie ci dà un sacco di spunti per domande non strettamente necessarie allo svolgimento della trama, ma che sono fondamentali per approfondire i personaggi e dare spessore alla storia principale (fondamentali per la lore potremmo dire) a cui però non risponde.

Cos’è esattamente l’associazione RX e come opera? Cosa nasconde la direttrice Choi? Cosa è successo alla figlia del capitano Han, qual è la sua storia? Qual era il rapporto fra la sorella di Jian e Luna (la ragazzina sembra molto legata alla dottoressa che faceva degli esperimenti poco etici su di lei)? Perché “Find Luna”, cosa deve fare Jian una volta che l’ha trovata?

Ma niente “To be continued”, niente “Lo scopriremo nel prossimo episodio”.

Non lo scopriremo né nel prossimo episodio, né nel resto della serie.

― Una vista della stazione lunare Balhae

Poi, parlando del finale: perché hanno dovuto far fare al caposquadra Gong quella fine? È come se negli horror fantascientifici si sentissero in dovere di sterminare tutti i personaggi, protagonista a parte ovviamente.

Arrivata al finale, quando avevo visto che tutti i personaggi morti fino a quel momento erano giustificati nelle fini che avevano fatto, ho pensato tutta entusiasta: “Incredibile, di undici personaggi iniziali ne sono sopravvissuti ben quattro, non ci sono state morti inutili oppure- oh ok, come non detto” e sono morti Gong e il capitano Han nel giro di 10 minuti.

Non c’era davvero alcun valido motivo, potevano sopravvivere entrambi.
Almeno la dottoressa Hong se l’è scampata.

Il finale mi è sembrato caotico e incompleto; a un certo punto il capitano Han si sacrifica ma non si capisce bene il perché, e dopo che viene apparentemente travolto dall’acqua nella base ricompare fuori, morente di fianco a una roccia.

Giuro, ci penso da quando l’ho visto e non ho ancora capito cos’è successo in quei cinque minuti.

Inoltre Luna sparisce e la rivediamo che cammina allegra e a suo agio sulla superficie lunare senza tuta e senza casco, e non ci spiegano lei e Jian che fine fanno.

Mi ha dato tanto la sensazione che all’ultimo abbiano aperto una serie di opportunità e spunti per una seconda stagione, il che va bene per carità, ma allo stato attuale della serie risulta solo un finale che fa acqua da tutte le parti (eheh) e che non è onestamente all’altezza del resto della narrazione.

Si accumulano le domande, ma non arrivano mai delle risposte.

Conclusioni e Voto

In definitiva The Silent Sea riesce a trattare un tema importante in maniera avvincente catturando l’attenzione dello spettatore per tutto il corso della serie, e parla della questione ambientalista in una maniera originale e intelligente.

Non parla del fatto che l’umanità sia a rischio a causa del clima, ma del fatto che l’umanità sia a rischio a causa di quegli uomini che cercano di sfruttare persino un’emergenza globale per il loro guadagno, pronti a tutto pur di evitare le conseguenze delle loro azioni.

Sí, più va avanti più l’intreccio si sviluppa in una serie di ramificazioni che vengono poi dimenticate nel giro di pochi minuti, sia a proposito dei personaggi che in merito ad approfondimenti “laterali”, ma nonostante questi rami deboli il tronco e le ramificazioni principali restano abbastanza solidi da mantenere la struttura stabile e avvincente.

Per riempire i vuoti lasciati dal finale è indispensabile una seconda stagione, che però aspetto con piacere e vedrò sicuramente il giorno stesso della sua uscita.

Voto: 7 su 10

Interessante, manca solo qualcosina

La storia sfrutta gran parte del suo potenziale ma lascia del buon materiale da parte o inutilizzato tralasciando quelle caratteristiche che la potevano rendere migliore, anche se questo non vuol dire che la loro mancanza peggiori la narrazione.
Poteva essere meglio, ma quello che c’è va già più che bene.

Author

Cicala

Terza generazione in una famiglia di appassionati di cinema, figlia di un accanito lettore di fumetti che mi ha fatto giocare ad Halo ancor prima di insegnarmi a camminare, non avevo speranze. Leggo, gioco, vado al cinema e scrivo, poi se capita dormo. Lancio le mie opinioni nel vuoto di internet che tanto c’è di peggio in giro.

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